Associazione Culturale


Periodico quindicinale dell'Università delle Genti

sede: Aosta via Monsignor de Sales 16, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Mariella Pintus - redazione: Michele Peyretti, Silvia Garbelli, Roberto Chiaramonte - Autorizzazione Tribunale di Aosta n. 13 del 16 maggio 2005

A spasso per le nostre valli, Chatillon ed il Castello di Ussel.

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle nostre origini e questa volta partiamo da Chatillon per andare a scoprire il primo maniero monoblocco della Val d’Aosta, il Castello di Ussel. Chatillon stessa è una meta degna di una visita approfondita e ci colpisce dal fondo valle la sua posizione, al centro di una bella conca assolata sovrastata dal monte Zerbion da cui si diramano la Valtournenche e la Valle Centrale. Il comune, già importante in epoca romana per la sua adiacenza alla via delle gallie, nel medioevo passa agli Challant. Oltre ai due castelli, di Baron Gamba e di Ussel, notevole il ponte sul torrente Marmore, di epoca romana, con unica arcata ed i resti di un secondo ponte sul quale transitava la via consolare romana. In origine poggiava sulla roccia ed era costituito da un unico arco di 15 metri, costruito in blocchi di pietra e tufo, aveva probabilmente una larghezza di 6 metri. L’attuale ponte Marmoire fu ricostruito dopo la demolizione ad opera dei francesi nel 1691. Il centro storico di Chatillon presenta scorci caratteristici ed affascinanti, dominati dal campanile della parrocchiale che svetta sulle case. Per giungere alla nostra meta dall’autostrada Torino Aosta, usciti al casello di Chatillon, si svolta a sinistra in direzione del centro di Châtillon e, dopo 100 metri, si svolta di nuovo a sinistra imboccando la strada che conduce alla stazione ferroviaria. Superata la ferrovia svoltiamo a sinistra, subito dopo il sottopassaggio, proseguiamo in direzione Ussel fino al parcheggio nei pressi del castello. Se invece vogliamo goderci una camminata, imbocchiamo il sentiero che parte dal ponte sulla Dora e, dove la valle si fa più stretta, ecco apparire la snella sagoma del Ponte delle capre. Il ponte, ad unica campata, risulta essere stato per numerosi secoli l’unico collegamento viario tra i due versanti della valle ed il suo nome deriva dalla transumanza che facevano intere greggi di capre e pecore unitamente a mandrie di bovini. L’autostrada oggi deturpa la bellezza di quest’opera ma ancora ne godiamo la grazia. Giungiamo al pianoro di Champ-Steirou, sito ove si fabbricava anticamente il carbone, per prendere il sentiero a destra che attraversa un secolare bosco di giganteschi castagni. Poco più avanti ecco la mole del castello. Giungiamo ad un piccolo ponte che ci immette a Crétaz, il primo agglomerato di case di cui si compone Ussel. Qui possiamo ammirare una secentesca cappella dedicata a san Rocco, case contadine, resti di strutture comunitarie e una casa risalente al XVII° sec. appartenuta forse ad un notabile. Siamo arrivati nel grande pianoro da cui ci dirigiamo verso Taxard, il secondo agglomerato di case e infine verso il castello. Sulla sinistra notiamo una baita perfettamente ristrutturata che oggi ospita  la “Cave du chateau”, un piccolo hotel con ottimo ristorante. Ebalo II di Challant costruì questo imponente maniero nel 1343 e la sua architettura a monoblocco, cioè a corpo unico, rappresenta una svolta intermedia tra l’incastellamento severo della tipologia del castello di Verrès e l’ultima fase evolutiva più articolata di Fènis. Un ulteriore importanza storica si ha nella totale assenza di interventi e rimaneggiamenti edilizi successivi, per cui conserva intatte le caratteristiche originarie. Altro motivo di interesse è che Ebalo di Challant lo edificò ex-novo e non su edifici preesistenti e, forse, la sua struttura venne influenzata dai castelli crociati della Siria e da strutture militari valdostane, come il corpo residenziale del castello di Bramafan o la casaforte di Planaval. Il sito di costruzione si trova su un costone roccioso che precipita nella piana alluvionale e, secondo le regole fondamentali dell’incastellamento, domina la valle ed i comuni di Chatillon e Saint Vincent; in oltre è allineato ed in vista delle altre strutture difensive medievali ed oggi ci offre un panorama mozzafiato. Prima di addentrarci nella visita, ripercorriamo la sua storia singolare; la costruzione del castello fu condizionata da una lite di famiglia sorta in seguito alla morte del capostipite Ebalo Magno di Challant. Egli aveva nominato eredi in pari grado i suoi quattro figli ed i figli del primogenito Goffredo, morto da tempo. Un'ordinanza del 1324, imponeva agli zii di lasciare ai nipoti la metà dell'intero asse ereditario e questo fu il perno della disputa. Questa continuò per anni, senza giungere a composizione. Nel 1333 Pietro di Challant ordinò: "A tutti li uomini abitanti a Ussel inferiormente sino al mandamento di Verrez, di dovere per l'avvenire obbedire e soddisfare alli signori Guglielmo di Challant, canonico di Padova, ed alli signori cavalieri Eballo ed Aymonetto, suoi fratelli, signori di Fénis". Finalmente così nel 1337 si giungeva ad un accordo in cui Pietro, Giacomo, Bonifacio e Giovanni riconoscevano al nipote Aimone il feudo di Fénis ed all'altro nipote Ebalo i feudi di Saint-Marcel e Ussel. Ad Ebalo venne riconosciuto il diritto di costruire ad Ussel un castello, ma non prima che fossero trascorsi sei anni dalla firma dell'accordo, cioè a partire dal 1343. Nel 1470 alla morte di Francesco di Challant, ultimo signore di Ussel, la famiglia lo adibì prima a prigione e poi a caserma fino a quando, nel XVI secolo, venne spogliato e abbandonato. Venduto nel 1556 al capitano Paolo di Madruzzo tornò agli Challant nel 1573 che ne mantennero il possesso fino all’estinzione della casata nel 1846 e Ussel passò, come il resto dei possedimenti, ai Passerin d'Entrèves che lo doneranno nel 1983 alla Regione Val d’Aosta. I lavori di restauro iniziano nel 1988 e terminano nel 1999, grazie anche ai finanziamenti del Barone Bich, il famoso industriale originario di Chatillon, conosciuto in tutto il mondo per le sue penne, le BIC.  Ritorniamo al nostro maniero ed osserviamo dall’esterno la struttura; a pianta rettangolare di notevoli dimensioni, la sua posizione lo rende inaccessibile da tre lati, sottolineandone la funzione difensiva. Il castello è costruito sulla viva roccia che, affiorando all'interno dell'edificio, in alcune parti fa variare da tre a due i piani da cui è costituito.Sul lato sud ha una muratura possente, ornata in alto da una fascia di archetti ciechi e bellissime bifore, tutte diverse tra di loro e con decorazioni floreali e geometriche. Due torrette in aggetto sul lato sud formavano la struttura difensiva della porta con caditoia ed erano collegate da un camminamento merlato. Il lato nord è a precipizio sulla Dora e presenta due torri quadrangolari lievemente sporgenti ai lati mentre il mastio, il possente donjon a pianta quadrata, si eleva al centro a simbolo della potenza del feudatario. Al suo interno, a causa degli anni di abbandono che lo ridussero ad un rudere, possiamo più che altro intuire come doveva presentarsi. Il castello era diviso da due muri di spina a formare tre vani adiacenti. Il corpo di mezzo era adibito a dimora, mentre quelli laterali ospitavano gli ambienti di servizio tra cui la cucina. Nella stanza centrale, in corrispondenza della porta d'ingresso, c'era il salone, dotato di un grande scalone in pietra voltato inferiormente ed illuminato dalle due finestre poste a fianco della porta principale e riscaldato dai due monumentali camini, costruiti su un’unica linea ascendente e con canna fumaria unica. Il maniero di Ussel, per volere dello stesso Barone Bich, oggi è sede espositiva della cultura e dell’arte valdostana ed ospita pregevoli mostre durante il periodo estivo. Per informazioni e visite è comunque meglio telefonare al numero 0166.512239 ed accordarsi per una visita che vale il viaggio.

Michele Peyretti