Associazione Culturale


Periodico quindicinale dell'Università delle Genti

sede: Aosta via Monsignor de Sales 16, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Mariella Pintus - redazione: Michele Peyretti, Silvia Garbelli, Roberto Chiaramonte - Autorizzazione Tribunale di Aosta n. 13 del 16 maggio 2005

A spasso per le nostre valli, Issogne,il palazzo degli Challant.

In una delle zone più belle della bassa Valle d’Aosta, di fronte all’imbocco della Val d’Ayas ed alla cittadina di Verrès, sorge il paese di Issogne ai piedi del costone del Creton avvolto dal suo mantello di fitta foresta mentre nella piana della Dora crescono i vigneti che dai tempi dei romani furono alla base dell’agricoltura. Già avvicinandoci al paese notiamo i bassi muri secolari che avevano lo scopo di delimitare le proprietà e quello assai più importante di creare un microclima per influenzare la crescita delle vigne. Il castello che sorge al centro del paese, esternamente si presenta come un palazzo residenziale, senza concessioni alle tipiche fortificazioni medievali, turrite ed arcigne. Mentre ci avviciniamo, proprio questa caratteristica ne sminuisce inizialmente il fascino e quasi umilia il complesso, rispetto allo splendido centro storico perfettamente ristrutturato. Non facciamoci ingannare e proseguiamo per visitare questo scrigno di gioielli entrando dall’ingresso sul lato ovest mentre anticamente si accedeva dal portone principale che si apre nella torre orientale e si affaccia sulla piazza del paese. Questo portone con profilo a chiglia e lo stemma della famiglia Challant dava accesso diretto al portico che si apre sul cortile e sul giardino e dà accesso agli ambienti della sala da pranzo, della cucina e ad un disimpegno che conduce alle altre ali del castello. Incominciamo il nostro viaggio dal portico ampiamente decorato, con volte a crociera con lo stemma degli Challant all’incrocio dei costoloni. Qui ci soffermiamo dinnanzi agli affreschi che rappresentano un corpo di guardia e le sette lunette che rappresentano le botteghe artigiane. Prima di entrare nell’interno soffermiamoci nel giardino dove si affaccia la foresteria, destinata agli uomini d'arme, divisa in due ambienti riscaldati da grandi camini. Issogne, come detto, non fu edificato come maniero difensivo e, a differenza di Fènis, non ne ebbe nemmeno la scenografia. Il cortile ci induce ad un senso di pace e serenità la ripetizione degli archi ribassati delle logge, crea un'atmosfera suggestiva completata dal suono dell'acqua che zampilla dalla celeberrima fontana del melograno. Questo pozzo, la cui copia si trova nel borgo medievale del Valentino di Torino, è in pietra, decorato con gli stemmi della famiglia Challant e, simbolicamente, di forma ottagonale. Un albero di melograno, realizzato in ferro battuto nel XV secolo, sorge dal centro del pozzo e l’acqua zampilla dai suoi rami. La simbologia si rifà ai fonti battesimali della tradizione cristiana nell’ottagono del pozzo mentre le valenze vitali e purificatrici dell'acqua si combinano alla fertilità insita nel melograno e celebrano la genealogia della famiglia Challant, riportata anche nel Miroir pour les enfants de Challant, che decora le facciate interne del castello. Il cortile è interamente lastricato ed il giardino riprende i canoni del giardino all'italiana, seppur modesto nelle proporzioni. Entriamo all’interno dalla porta che si apre a metà del portico e accediamo alla sala da pranzo che comunica direttamente con la cucina tramite un passapiatti aperto nella parete sotto la cappa del camino.La grande cucina è divisa in due da una doppia arcata ed è caratterizzata da tre grandi camini. La sala da pranzo e la cucina sono coperte con volte che poggiano su un fitto intreccio di costoloni in pietra a vista. Dalla cucina saliamo alcuni gradini della scala di servizio e, attraversato un disimpegno, entriamo nei locali destinati a dispensa per arrivare alla scala principale che si affaccia sulla corte. La scala è a chiocciola in pietra e rappresenta un capolavoro di maestria tecnica in cui i gradini hanno la sagoma di un settore di corona circolare; lo spessore è equivalente all'altezza del gradino, ma nella parte più sottile termina con un elemento cilindrico e la sovrapposizione dei gradini crea un allineamento in verticale degli elementi cilindrici. La sovrapposizione di questi dà  origine alla colonna centrale di sostegno con i gradini che si aprono a ventaglio per dare vita alla scala. La loro sovrapposizione e l’incastro nella muratura dà un’immagine prospettica particolare, rafforzata dal soffitto della rampa continua per cui la scala sembra formata da un unico nastro che si dipana attorno alla colonna centrale. Sempre al piano terra e di fianco alla scala troviamo la Salle Basse, sala d'onore e aula di giustizia, quindi la Chambre des cuisiniers destinata agli addetti alla cucina ed il Cabinet de l'Apothicaire che era la camera dello speziale. Attraversiamo la bussola in legno di pregevole fattura, specie di anticamera a protezione dal freddo degli ambienti esterni, per entrare nella salle basse, a pianta rettangolare, che è decorata con stalli in legno intagliato. La parte alta della sala è dipinta a stoffe e a vignette inquadrate da colonne, e rappresenta vedute di caccia, di scene di vita cortese e di paesaggi nordici; di fronte alla porta troneggia un grande camino in pietra la cui cappa è decorata con lo stemma della famiglia Challant, affiancato da due grifi; la parete di sinistra che dà sulla corte è impreziosita dall’affresco del Giudizio di Paride incorniciato dalle due finestre. Il soffitto è in travi e travetti lasciati a vista e dipinti e le imposte e gli scuri delle finestre hanno i pannelli intagliati a pergamene ed intrecci, come in quasi tutte le finestre del castello. Ora attraversiamo la porta alla sinistra del grande camino che ci immette nella camera del Petit Poële per passare nella camera dei pellegrini. Dal cortile si può accedere all’ala ove sorge la prigione ed altri locali di servizio, tutti con volte a botte. Di fianco la scala con volta rampante a botte che conduce ai sotterranei del castello ed alle cantine. Saliamo ora al primo piano dalla scala principale ed entriamo nella camera che è stata di Marguerite de La Chambre prima e di Manzia di Braganza poi e da qui entriamo in un piccolo ambiente quadrato con volte crociera, l'oratorio di Marguerite de La Chambre. Attigua alla camera troviamo quella delle figlie di Manzia. Contigua alla scala ed alla camera passiamo alla chambre de Savoie, la sala d'armi riscaldata da un grande camino in pietra decorato con lo stemma della famiglia Savoia e con quello Challant. Intorno al soffitto a cassettoni corre un fregio in cui sono accoppiati lo stemma degli Challant e quello dei de La Chambre. Da questa sala passiamo al garde-robe de la chambre de Savoie ed alla loggia voltata a crociera per raggiungere la camera della torre ed alla fine di un lungo corridoio a volte, la camera della contessina Jolanda. Curioso notare tra queste due piccoli vani, antesignani dei moderni servizi igienici. Splendida poi la camera di René di Challant arricchita da un grande camino. Questa stanza contiene un polittico di cui la tavola centrale, andata perduta, rappresentava la Madonna in Trono, mentre gli sportelli intermedi raffigurano René di Challant e la moglie Manzia di Braganza con le figlie Filiberta ed Isabella di Challant, e le tavole laterali rappresentano la Madonna e l'arcangelo Gabriele. Le due tavole dell'Annunciazione furono trovate dal senatore Bombrini nel castello di Aymavilles quando lo acquistò nel 1882, ma l'intero polittico si trovava in origine nella cattedrale di Aosta. Questa camera comunica con la chambre prés de celle de Challant da una parte e con la camera del cardinale Madruzzo dall'altra. Da questa si accede alla cappella ed alla sagrestia. La cappella è estremamente interessante con il lungo spazio scandito da cinque volte a crociera con i costoloni riccamente decorati e che riportano in chiave lo stemma della famiglia Challant dipinto e dorato. Una cancellata in legno, semplice ed elegante, separa l'ambiente riservato ai signori del castello da quello destinato al personale di servizio. Un trittico fiammingo ed un paliotto arricchiscono l’altare intagliato a trafori su un fondo colorato, elemento ripreso nelle finestre con vetrate a colori. Durante le funzioni la rigida temperatura invernale era mitigata da un grande camino. Infine saliamo sempre dalla scala principale al secondo piano cove troviamo la camera di Giorgio di Challant, detta chambre de Saint-Maurice, o dei cavalieri dell'ordine di san Maurizio per via del soffitto a cassettoni decorato con la croce dei cavalieri di quest’ordine. Attigui lo studiolo di Giorgio di Challant e la camera verde, o cabinet de la librerie e l’oratorio di Giorgio, piccolo ambiente a pianta quadrata. Una delle sale pricipali del castello è  quella del Re di Francia, la salle du roi. Si dice che qui abbia alloggiato Carlo VIII, dando il nome alla camera, fatto storicamente verosimile visto che Carlo VIII, re di Francia dal 1470 al 1498, scese in Italia nel 1494 alla testa di un esercito di 30.000 uomini. Il soffitto della salle du roi è decorato con rose dorate e sulla cappa del camino campeggia lo stemma gigliato di Francia con il motto Vive le Roi. Le pareti sono dipinte ad imitare una tappezzeria. Oltre la camera del paggio e due “gabinetti di decenza”, la loggia collega la salle du Roi alla chambre de l'empereur che deve il suo nome alla permanenza dell'imperatore Sigismondo in viaggio nel 1414 per ritornare in Germania dall'Italia. All’ultimo piano, annunciato da una scritta in grossi caratteri gotici posta presso la sommità della scala di servizio troviamo il garde-robe de la tapysserie e due rampe che si dividono  per giungere infine alla chambre de Saint-Sébastien la chambre de Varembon, alla chambre de Valangin ed la camera dello scriba.  In una articolo precedente abbiamo visitato il castello di Issogne che, quando il pittore torinese Vittorio Avondo era intento a dirigere i lavori del restauro, gli abitanti del paese presero a chiamarlo simpaticamente "il castello dei sogni", giocando con l'assonanza e centrando in pieno il bersaglio. Il castello dei sogni ha una lunga storia ed è un libro aperto che ci svela scorci di stanze quotidiane di rara chiarezza sugli usi e costumi medievali. Le prime notizie certe sulla fortificazione del luogo ove sorge Issogne sono del 1151 e le troviamo in una bolla di papa Eugenio III che documenta la presenza di un dominio del vescovo di Aosta in Issogne. Prima ancora l’archeologia ci rivela che nel I secolo avanti Cristo sorgeva in edificio romano i cui resti dei muri perimetrali sono inglobati nel sottosuolo delle cantine. Nel 1255 il vescovo di Aosta, Pierre di Pra, emana un regolamento di giustizia per la regolamentazione dei suoi rapporti con la comunità e della convivenza tra gli abitanti dei territori in cui la casaforte Issogne risulta di proprietà ecclesiastica. Un aspro conflitto contrappone tra il 1280 e il 1350 i signori di Verrès al vescovo. L’incendio appiccato alla cassaforte porta il vescovo di Aosta, nel 1379, ad infeudare Ibleto di Challant della giurisdizione di Issogne. Il proseguio dei conflitti spinge Ibleto a costruire una nuova cassaforte che risulterà una struttura complessa di torri e corpi di fabbrica di forme e dimensioni differenti, il tutto racchiuso da una cinta muraria. Siamo nel XV secolo ed il maniero feudale cede posto alla magione nobiliare quindi  il complesso viene progettato come una elegante dimora improntata ai dettami del gotico cortese che si era sviluppato proprio tra la metà del '300 e la metà del '400. Alla morte del padre, François di Challant, del ramo di Ville-Challand e Montjovet e signore di Issogne, ottiene dal duca di Savoia il titolo di primo conte di Issogne. Egli muore lasciando solo tre figlie e secondo conte di Issogne diventa Jacques Challant di Aymavilles. L’imponente ciclo di lavori che ci ha regalato l’attuale castello ha il culmine nel 1480 sotto il dominio di Louis di Challant che vengono proseguiti sette anni dopo, alla sua morte, sotto la tutela del priore Giorgio di Challant-Varey, cugino di Louis e della vedova Marguerite de la Chambre. Erede è Philibert di Challant il cui figlio René, che nel 1528 prenderà in sposa Manzia di Braganza, il castello assume definitivamente l'aspetto di una corte ricca e raffinata, con tutti gli arredi, le suppellettili e le stoffe preziose descritte nell'inventario redatto nel 1565. La successione causa una disputa che dura ben 131 anni quando Issogne torna ai baroni di Challant-Châtillon. Nell’ottocento la discendenza si esaurisce ed inizia un periodo di decadenza Nel 1872 il castello è messo all'asta ed acquistato dal pittore torinese Vittorio Avondo, che si impegna nel restauro architettonico del castello e nel riallestimento degli interni con arredi originari o con copie appositamente commissionate. Nel 1907, mantenendone l’usufrutto egli lo dona allo Stato Italiano, nel 1948 passa alla Regione Val d’Aosta che infine lo riporta secondo l'assetto voluto da Vittorio Avendo. Fin qui la storia scritta, altra quella figurata che leggiamo nel ciclo degli affreschi dipinti tra la fine del XV e la prima parte del XVI secolo. Le lunette delle botteghe artigiane e del corpo di guardia sotto le volte del portico ci mostrano la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio, dello speziale, del pizzicagnolo e nella vivacità delle scene, scopriamo la vita quotidiana dell’alto medioevo. Questi affreschi sono attribuiti al pittore Colin e non mancano di ironia e umorismo. Sempre al pittore eporediese sono attribuite le pitture della cappella del primo piano che raffigurano i Profeti, gli Apostoli e i quattro Dottori della Chiesa, quasi un’introduzione ai temi centrali della vita della Vergine e dell'infanzia di Cristo. Lo spazio architettonico è interamente occupato dagli affreschi, pareti, vetrate, fino al polittico. Mastro Wuillerine ha invece dipinto gli splendidi affreschi della salle basse e, quasi un tromp l’oeil, diventano finte colonne e drappi che incorniciano con la finta balaustra il racconto figurato di cui è protagonista la famiglia Challant. Il culmine è il Giudizio di Paride ove Giorgio Challant ne veste i panni. La presenza nei paesaggi di architetture a graticcio con tetti molto spioventi e mulini a pale e il tromp l’oeil alla base d’appoggio dello stemma famigliare, ci inducono ad ipotizzare che il nostro Maestro di Wuillerine  appartenesse alla scuola franco-fiamminga e provenisse dai paesi d’oltralpe. Analoga attribuzione possiamo dare agli affreschi negli oratori di Marguerite de la Chambre al primo piano ed in quello di Giorgio di Challant al secondo piano del complesso. Nell’oratorio al primo piano sono raffigurate l'Assunzione della Vergine e i martiri di Santa Caterina e di Santa Margherita, mentre in quello del Priore Giorgio è rappresentata la Passione di Cristo nelle scene della Crocefissione, della Pietà e della Deposizione del Sepolcro. Di ben altro tenore sono gli affreschi del cortile ed in particolare il Miroir pour les enfants de Challant, che è al contempo l'esaltazione della casata, la conservazione della memoria storica dei legami familiari e l’esempio da seguire per le generazioni future. Anche le decorazioni monocromatiche del giardino che rappresentano filosofi e saggi dell'antichità sono da leggere nella stessa ottica. D’altra parte l’autocelebrazione è figlia dello stesso priore Giorgio Challant  che volle scrivere questo libro in cui possiamo trovare tanti spunti. Di grande simbologia è la fontana dell’albero di melograno che allude alla genealogia della famiglia e all'albero del bene e del male presente nel Paradiso Terrestre, concetto rafforzato dai quattro zampilli che riportano appunto ai quattro fiumi dell'Eden. Tutta medievale è poi la simbologia del melograno con foglie di quercia che rappresenta, oltre alla fecondità, alla forza e all'unità della famiglia, il simbolo della Passione di Cristo. A chiarire definitivamente il linguaggio simbolico, la vasca è ottagonale, esattamente come la fonte battesimale che apre la strada all’immortalità dell’anima ed alla Risurrezione. Nella salle basse un paesaggio raffigura Gerusalemme ed il Calvario con le croci vuote e qui il significato è chiaramente quello della resurrezione, ancor più esplicita nell’oratorio del primo piano con Santa Margherita, ingoiata dal drago e miracolosamente "risorta" con l'aiuto della Croce. Tornando agli affreschi del portico, il messaggio tra le righe è la capacità del feudatario di conservare la pace, con i soldati del corpo di guardia che lasciano le armi per dedicarsi agli svaghi del tempo di pace, e l'abbondanza diffusa nel feudo, mostrata con compiacimento nelle botteghe artigiane. Ulteriori chiavi di lettura possiamo scoprirle nelle lunette come allegorie dei vizi e nel Giudizio di Paride con la scelta tra la vita voluttuosa, la vita attiva e la vita contemplativa. L'affresco della vittoria di Ercole su Anteo ci suggerisce che separarsi dalle proprie radici familiari può portare alla perdizione destino che colpirà proprio gli Challant) e non solo Cristo vittorioso sul peccato. Infine il Miroir pour les enfants de Challant, oltre ad essere un impressionante documento araldico è un monito alle generazioni future in cui i personaggi ecclesiastici hanno precedenza su quelli laici. Per finire non posso tralasciare i graffitti presenti in ogni parte del castello che, citando Victor Hugo in Notre Dame, ci portano al termine greco 'ANANKE, cioè fatalità, destino. Queste scritte, spesso scherzose o epigrafe, lasciate da mani ignote, rappresentano una testimonianza linguistica e storica unica al mondo. Tra le molte: Homo sine pecunia / est corpus sine anima assai filosofica come quella L'home vivant selon raison / considerant le temps qui court / il est plus aisez en sa maison / qu'ung grand signeur qui vit en court mentre altre fanno riferimento al quotidiano, Chi serve li signori more al ospidale ed ultima, per chiudere con un sorriso, quella che oggi potrebbe essere “Asino chi legge”: Omne animal habet culum / tu qui legis pone nasum. Questi graffiti ci mostrano in modo semplice o contorto la vita di uomini uguali a noi e come noi soggetti alle leggi dell' 'ANANKE. Per questo, quando visitate Issogne, il castello dei sogni, leggete anche qualcuna di queste fiabe.

Michele Peyretti