
Periodico quindicinale
del Centro Studi Nuovo Millennio
sede:
Verrés via Circonvallazione 161, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore:
Michele Peyretti -
redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte -
Autorizzazione del Tribunale di Aosta n° 2
del 18 marzo 2008
Mario Calabresi,
direttore de “La Stampa”
parla dei giovani e del loro futuro.
In occasione della presentazione del nuovo libro di Mario
Calabresi “Cosa tiene accese le stelle” che si è tenuta martedì 23 agosto a
Courmayeur presso il Jardin de l’Ange, il noto giornalista che è il Direttore
del quotidiano “La Stampa” ha rivelato la
missione del suo libro: incoraggiare le nuove generazioni a non arrendersi alla
crisi, alla mancanza di fiducia, al pessimismo. Alla presentazione era presente
il Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Augusto Rollandin che ha
espresso il suo interesse per l’ultima fatica letteraria di Calabresi: “È sempre interessante ascoltare delle
testimonianze, come è stato fatto questa sera con la presentazione del libro di
Calabresi, sulle indicazioni da suggerire ai giovani per il loro futuro. – ha detto Rollandin -
Riteniamo che in Valle d’Aosta, sul tema dei giovani, stiamo facendo
molto. Stasera, dalle parole del direttore è emerso che sicuramente è importante
l’impegno dei giovani stessi, è importante anche che le famiglie abbiano la
capacità di seguirli, di orientarli, di aiutarli ad accettare che ci siano dei
periodi in cui bisogna fare anche qualcosa che non è esattamente quello per cui
uno ha studiato. E’ importante che il giovane si senta attivo, possa fare
volontariato, possa fare qualsiasi attività che non lo renda passivo, che non lo
renda in qualche modo inerte rispetto a un mondo che cambia così velocemente.” Le
centinaia di lettere che quotidianamente vengono inviate alla Stampa hanno
ispirato il libro, lettere trisiti o disperate che rivelano una forte nostalgia
verso i decenni passati, accompagnata dalla totale assenza di fiducia nel
futuro, su cui incombono lo spettro della recessione e della disoccupazione. Un
malessere che si palesa non solo attraverso gli organi d’informazione, .a anche
ascoltando i discorsi della gente. E infatti il Direttore de “La Stampa” commenta: “Ho
sentito che nel Paese c’è troppo pessimismo e nonostante io pensi che ci sono un
sacco di problemi in Italia oggi, economici e sociali, però l’idea mi spaventa,
mi spaventava molto il pessimismo, soprattutto il pessimismo che viene trasmesso
ai giovani, con l’idea che non ci sia più niente da fare, che il Paese ormai è
in declino irreversibile. E allora ho pensato di scrivere un libro per
raccontare che il Paese invece ha fatto tante cose in questi ultimi
cinquant’anni, è cresciuto, è migliorato molto, ma soprattutto per dire ai
giovani che se uno non si rimette a sognare, a sperare, allora il futuro davvero
non esiste.”
Giustamente ci lamentiamo di questo “oggi” così incerto, apparentemente privo di
valori, ideali e sogni, tuttavia ci dimentichiamo che solo mezzo secolo fa, agli
inizi degli anni sessanta, solo un terzo degli italiani poteva
mangiare carne regolarmente, e la povertà era un fenomeno diffuso. La mortalità
infantile era 58 volte superiore ad oggi, e si viveva meno a lungo, come ha
giustamente fatto ricordare Calabresi che ha poi sottolineato come i genitori
avessero speranza nel futuro, poiché sapevano che i loro sacrifici avrebbero
permesso ai figli di vivere meglio e progredire, specialmente grazie allo
studio. Un passato che non può più tornare? Non esattamente ci spiega il
giornalista che pone l’accento su come oggi occorra un altro tipo di mentalità.
Secondo Calabresi, tesi pienamente condivisa dalla nostra redazione, le
opportunità per i giovani esistono ancora, occorre però specializzarsi e
diversificare la propria formazione, aprendosi a nuove culture, apprendendo il
cinese e il russo per sfruttare opportunità di lavoro inedite. Calabresi ha poi
sottolineato come il terremoto finanziario dell’estate 2011 abbia scosso tutti e
come sia a tutt’oggi assente una politica che sostenga i giovani, la formazione
e il lavoro. “La crisi economica c’è, ed è una crisi globale, è una crisi
soprattutto di trasformazione e di cambiamento. – ha concluso Calabresi
- Però la cosa fondamentale è essere capaci di cercare di capire quali
sono le opportunità. Anche l’Italia può avere nuove opportunità, però non deve
ragionare con la testa all’indietro, pensare a quello che era l’Italia di dieci,
venti, cinquant’anni fa, ma deve guardare all’Italia di oggi e vedere che i
mercati, il mondo sta cambiando e quindi anche noi dobbiamo cambiare.” Sono tesi sicuramente
valide alle quali però noi aggiungiamo un post scriptum che, anziché volgersi
alla globalizzazione, si rifà alle radici culturali e autoctone della nostra
terra, ovviamente armonizzate con la nostra era tecnologicamente avanzata. Tra i
molti motivi per cui la Valle d’Aosta è riuscita a
difendersi meglio di altre regioni, c’è quel patrimonio di agricoltura,
allevamento, artigianato e difesa delle antiche professionalità che trovano
comunque importanti settori di mercato anche e soprattutto in un mondo
globalizzato e dominato da Internet. Non si tratta di rifiutare il progresso
tecnologico e della comunicazione, tutt’altro, ma di asservirli agli antichi
valori della terra dei nostri padri, sfruttando le ricchezze che abbiamo a
portata di mano con fantasia e, soprattutto, con una nuova e più cosciente
professionalità.
Il Direttore – 2 settembre 2011

