
Periodico di approfondimento del Centro Studi Nuovo Millennio
Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Alberto Papagni,
Maria I. Tardugno, Marco Casazza - Giancarlo Bonomelli - Lorenzo Tinetti - Autorizzazione del Tribunale di Aosta n° 2
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Salute e sociale: Prospettive e opportunità per una
popolazione di ultra sessantacinquenni.
Sono passati ormai trent’anni da quando in Valle d’Aosta nacquero le prime strutture dedicate alla terza con il preciso scopo di accudire l’anziano nel suo contesto di vita originario, senza sradicarlo dalla comunità di appartenenza. Strutture peculiari, studiate per la nostra realtà geografica e sociale che è caratterizzata da paesi di piccole dimensioni dislocati nelle numerose vallate e che vennero definite “micro comunità”. Per il trentennale l’Assessorato della sanità, salute e politiche sociali, in collaborazione con l’Assessorato dell’istruzione e cultura, il Cpel e l’Azienda USL, hanno lanciato varie iniziative, tra cui un concorso letterario, una mostra e un convegno dal titolo “L’anziano in Valle d’Aosta: storie di vita, un futuro di opportunità.” Molto si è fatto e molto resta da fare, soprattutto perché l’aumento dell’aspettativa di vita si allunga sempre di più di pari passo con il raggiungimento di nuovi traguardi a livello medico e scientifico. Ne è ben consapevole l’Assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali Albert Lanièce che ha visto il passaggio dagli iniziali bisogni socio-assistenziali, definibili “leggeri” degli anni ottanta ad una presa in carico ad alta intensità socio-sanitaria odierna. “Le microcomunità sono uno dei servizi più importanti per l’assistenza dell’anziano nella nostra regione. Trent’anni fa circa sono nate queste strutture, che rappresentano un progetto e un’organizzazione originali sul territorio nazionale. Quindi siamo orgogliosi di presentarne, a trent’anni di distanza, i risultati. Le microcomunità si sono sviluppate durante gli anni e da strutture socio assistenziali sono diventate sempre di più strutture sociosanitarie, anche perché gli anziani che vi sono ospitati hanno problematiche importanti, perché chiaramente l’invecchiamento, la non autosufficienza implicano tante patologie. Queste strutture si sono trasformate, anche per quanto riguarda l’attività che viene svolta, il personale è stato riqualificato: sono un punto di riferimento importante per il territorio, per le famiglie, per gli operatori sanitari, proprio per poter gestire al meglio i nostri anziani. Abbiamo circa 30 microcomunità pubbliche, e quindi finanziate dalla regione, gestite dagli enti locali e circa 10 strutture private, parte delle quali sono convenzionate quindi in realtà sono anche pubbliche, e cinque sono totalmente private. Questo sistema lavora in sinergia con l’insieme delle politiche per gli anziani e permette di mantenere un presidio sul territorio. – facendo quindi riferimento alla necessità di proporre idee comuni e condividere prospettive locali e globali, in un periodo in cui si registra una diminuzione delle risorse disponibili, l’Assessore ha poi proseguito - Abbiamo preso la decisione già alcuni anni fa di portare avanti questa organizzazione anche se, soprattutto ultimamente, ci rendiamo conto che gli oneri sono importanti, perché chiaramente se avessimo delle strutture da 250 posti sarebbe molto meno oneroso, però mantenere queste piccole strutture significa mantenere anche alta la qualità dell’assistenza, perché gli utenti possono così entrare in strutture che sono di fatto nel loro paese e questo sicuramente crea un valore aggiunto. Noi abbiamo impegnato circa 50 milioni di euro negli ultimi 6-7 anni per ristrutturare, mettere a norma secondo i nuovi standard le nostre micro comunità.” Durante l’incontro hanno preso la parola diversi interlocutori e uno dei temi a confronto è stato quello dell’intergenerazionalità e i nuovi modelli che si prospettano grazie alla telemedicina e all’assistenza domiciliare. Toccanti e le testimonianze dei vari operatori del settore, come le parole di Giacinta Merlin, infermiera del Distretto 3: “Ho capito quanto bisogna entrare in punta di piedi nella casa dell’anziano. Questo è importantissimo, perché già il trauma della malattia, di un bisogno che deve essere soddisfatto crea loro dei grossi problemi. In più entrare in una casa e imporre dei propri punti di vista è assolutamente traumatizzante, quindi la cosa fondamentale è proprio entrare in punta di piedi e capire che quello che per me è benessere, a volte non è il benessere reale dell’anziano.” Parole che ci inducono a soffermarci sul rapporto con l’anziano e il suo mondo e che richiedono, oltre al rimodellamento delle risorse, la ricerca di un punto d’incontro tra l’anima sanitaria e quella più legata al sociale che contraddistinguono il servizio offerto agli anziani. “Sicuramente questo è un obiettivo a cui tendere. E’ altresì vero che rispetto ad alcuni anni fa, lavorare anche a domicilio è possibile, perché nella nostra regione ci sono delle ottime esperienze, la gestione, l’accoglienza, il mantenimento di persone in situazione davvero gravi da un punto di vista sanitario, anche a domicilio. E stare a casa propria, come diceva prima la collega, è quello a cui tutti noi vogliamo tendere, dall’inizio alla fine.” - ha sottolineato Sofia Lanzavecchia, operatrice sanitaria Distretto 4.
Andrèe Argent