Periodico di approfondimento del Centro Studi Nuovo Millennio
Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Alberto Papagni, Maria I. Tardugno, Marco Casazza - Giancarlo Bonomelli - Lorenzo Tinetti - Autorizzazione del Tribunale di Aosta n° 2 del 18 marzo 2008 - sede: via Circonvallazione 161- Verrés (AO), tel. 01251892266 - 01251890130 mobile 3491012016  -  e-mail: info@lavoixduvald'aoste.it

Il Cero propiziatorio

Sin dall'epoca pre-cristiana il fuoco è stato il fulcro attorno al quale si sono svolte feste rituali di ogni genere. Tali cerimonie, in qualunque tempo e luogo venissero celebrate, si somigliavano molto tra loro: grandi falò attorno ai quali i popoli si riunivano per propiziare la crescita dei raccolti ed il benessere di uomini ed animali. Si può dire che il fuoco sia stato un passaggio fondamentale per l'umanità stessa. Con esso si potevano cuocere i cibi, riscaldarsi, difendersi, rischiarare le notti. Per i nostri progenitori, la sua scoperta rappresentò un'esperienza di grande terrore di fronte ad una tale forza distruttrice. In seguito, però, i più coraggiosi, spinti dal desiderio di conoscenza, vinsero la paura delle fiamme e si avvicinarono ad esso e colsero quella energia misteriosa che con il tempo impararono ad addomesticare.

Il fuoco compare per la prima volta circa un milione di anni fa in Africa, poi in Asia e in Europa e illuminando la vita degli uomini che si stringono in nuovi gruppi omogenei familiari e tribali. Il fuoco illumina e rinsalda i legami nelle tenebre della notte e da esso nasce un culto primigenio che riconduce al culto solare della luce, quindi della vita. 

Presso i romani il fuoco è una divinità familiare il cui culto è affidato, dopo Numa Pompilio, alle Vestali che lo mantengono acceso e vivo nei templi, pena la morte, a beneficio dell’umanità. La mitologia e poesia dell'Asia e dell'Europa documentano come il fuoco sia oggetto di culto per i filosofi Siriani e Caldei: è il fuoco ermetico e filosofale, artefice meraviglioso della metamorfosi del mondo fisico. In questa filosofia esoterico religiosa il fuoco diviene l’elemento che compie la trasmutazione dei metalli, l'energia che penetra tutto, che anima tutti i corpi fisici, e che concentra in sé gli straordinari poteri occulti della natura. Il fuoco, che produce la luce e la fiamma, è un’essenza, fluido universale, visibile e sensibile: universale, perchè l'energia è l'anima del mondo che essa vivifica, visibile e sensibile nel suo terzo sviluppo: il calore.

Nella simbologia è rappresentato da un triangolo con la punta verso l’alto e ricorda la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un'azione centrifuga, invadente e conquistatrice. Le tendenze impetuose dell'energia maschia che incitano alla collera ed alla distruzione sono moderate dagli altri elementi, acqua, terra, aria. L’acqua, elemento femminile rappresentato dal triangolo a punta in giù, scorre verso il basso a riempire ogni spazio vuoto o cavo, rinsalda quel che il fuoco dilata nel suo defluire e la sua azione centripeta è costruttiva e orizzontale, tende al riposo, alla calma ed alla dolcezza femminile. Dalla sovrapposizione dei due simboli nasce il simbolo dell'anima umana, ambivalenza ed equilibrio dello yin e dello yang .

Nella cultura azteca la cerimonia del Fuoco Nuovo (nahuatl: xiuhmolpilli) era una cerimonia che si teneva una volta ogni 52 anni (ciclo completo del calendario azteco) con l'obbiettivo di allontanare la fine del mondo. Secondo fonti etnostoriche la prima cerimonia del Fuoco Nuovo risale al 1090, ed è dovuta al Mapa Sigüenza, rito di probabile antecedente provenienza Azteca, celebrato a Xochicalco nel VI secolo e discendente da precedenti civiltà del Messico centrale. L’invasione spagnola mise termine nel 1507 al culto, secondo Bernardino de Sahagún.

Nel Nord America la danza del fuoco propiziava le cacce e le guerre mentre sulle rive opposte dell’oceano Atlantico i celti festeggiavano Beleno il 1° maggio, uno dei quattro giorni sacri del calendario. Beleno, letteralmente“fuoco di Bel” è anche il giorno dell’invasione dell’Irlanda, secondo le cinque invasioni descritte nel Libro delle Conquiste. Il 1° maggio è la festa dei simbolismi solari e ignei in cui si bruciano i fantocci antropomorfi in vimini pieni di vittime umane, segna l’inizio del ciclo diurno e solare, della rinascita ed è una festa sacerdotale durante la quale il re supremo d’Irlanda riaccendeva il fuoco sacro insieme ai suoi druidi. Beltane, la notte del “Fuoco di Bel” che precede l’alba del il 1° Maggio, segna la fine dell’Inverno e l’inizio dell’estate ed è dedicata al dio della Luce, descritto e temuto dai romani come Belenus Gallico, che coincide con l’inizio delle scorrerie d’armi per i guerrieri celti.

Da sempre il fuoco è simbolo divino e religioso e permea anche il cristianesimo che si appropria della sua simbologia in particolari momenti rituali e celebrativi e richiama sia la trascendenza e santità di Dio, come già illustravano le teofanie dell’Antico Testamento, sia la presenza e l’azione salvifica di Dio nel mondo. Il fuoco nella religione cattolica, a differenza dell’acqua che è elemento di sacramenti, è simbolo “immateriale” e “spirituale”. Simbolo di luce, di ascesa nel volgersi della fiamma verso l’alto, il fuoco indica la prospettiva trascendente che sale a Dio. Per chi desidera approssimarsi al mistero di Dio e cercare di comprenderlo il simbolismo del fuoco è il vettore ideale, si configura nel cero ed in particolare nel cero natalizio che simboleggia Gesù, luce del mondo. Una luce è nata nel mondo sono le parole della liturgia del Natale. A Pasqua la luce di Cristo risorto che vince le tenebre della morte e del male è simboleggiata dal cero con incise le lettere alfa e omega, inizio e la fine di tutte le cose. Nel battesimo il cero rappresenta la fede che scaturisce dalla fiamma e nei riti delle esequie ricorda la resurrezione di Cristo che illumina il mistero della morte. Nella simbologia nordica, in Francia e Gran Bretagna si accendono tre ceri fusi insieme alla base come segno di adorazione alla Trinità. Nelle scienze esoteriche il cero serve a propiziare vari benefici, “economici, di amore, pace e prosperità, benessere e di ricchezza per il nuovo anno”, ma spinge anche alla meditazione e raccoglimento, alla riconciliazione e comunicazione con gli spiriti dei nostri avi, dei folletti delle nostre case, i piccoli esseri della nostra fantasia, oggi dimenticati in mezzo a troppa tecnologia.

Allontaniamoci dalla mistificazione globalista e materialista, i termosifoni saranno comodi, ma il calore di una famiglia raccolta davanti ad un caminetto è un’altra cosa, risvegliamo nei nostri bambini il mondo del fantastico, delle fiabe, della fantasia davanti alla fiamma, alla magia del fuoco, e ricordare le parole del cane volante della «Storia infinita»,  impedire che il nulla distrugga vil mondo della fantasia”, distruggendo le nostre tradizioni, le nostre illusioni, e risvegliare in noi i ricordi del mondo onirico della nostra infanzia. Oggi possiamo solo riappropriarci con la magia della fiamma di un cero, degli antichi significati del fuoco, augurandoci un:

Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Roberto Chiaramonte