
Periodico quindicinale
del Centro Studi Nuovo Millennio
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redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - in attesa dell'Autorizzazione Tribunale
di Aosta
Dall’agricoltura ai programmi nazionali di riforma,
Rollandin chiede nuove regole all’Europa
Appare
evidente che le differenze territoriali, geologiche, culturali pongano necessari
distinguo nel legiferare in termini europei, anzi, proprio la scarsa capacità di
cogliere questi distinguo per privilegiare una “generalizzazione continentale”,
sta allontanando sempre più stati e regioni da quell’anelito di unità che aveva
promosso la nascita della Comunità Europea. È indispensabile che nel futuro,
quando si deve disciplinare in merito agli aiuti europei volti a realtà e fini
regionali, vengano presi in considerazione appositi parametri e
regole per i territori di montagna.
Alla Commissione politica della montagna e, successivamente, alla Conferenza
delle Regioni e Province autonome
la Regione
autonoma Valle d'Aosta ha presentato un documento, poi approvato, che esamina
queste problematiche. Le parole del Presidente del Governo della Regione
Autonoma Valle d’Aosta Augusto Rollandin in merito ad agricoltura e programmi
nazionali di riforma sono chiare: “Il
tema dell'agricoltura di montagna è stato oggetto di un'ampia riflessione da
parte di alcune Regioni dell'arco alpino fin dal 2009. Nell'autunno 2010, i
rappresentanti politici dei territori alpini hanno intensificato l'azione comune
a favore dell'agricoltura di montagna e hanno elaborato una linea comune che è
stata presentata al Commissario Dacian Cioloş nella seconda metà del mese di
novembre 2010. Inoltre lo scorso 11 aprile al vertice tenutosi in Baviera con le
regioni dell'arco alpino, i ministri dell'agricoltura di Germania, Austria,
Italia, Francia, Svizzera e Slovenia hanno sottoscritto una dichiarazione per
l'agricoltura di montagna, da inviare formalmente ai servizi della Commissione
europea. A fronte dell'inserimento, all'articolo 174 del Trattato Ue, della
nuova dimensione della coesione territoriale, e in particolare, dell'attenzione
che deve essere prestata, fra le altre, alle zone che presentano gravi e
permanenti svantaggi naturali e demografici, quali le zone di montagna,
la Relazione della Commissione e' risultata carente in termini
di analisi e proposte.” Non sono poche le perplessità e preoccupazioni sui
temi della politica di coesione e in particolare sulla politica agricola comune
per il periodo 2014-2020 ed in merito il Presidente chiede che il coordinamento
tra la politica di coesione e le altre politiche, in particolare quella di
concorrenza relativamente alla disciplina degli aiuti di Stato, sia affrontato
in modo più adeguato.
L’altra
preoccupazione di Rollandin è che nell’ambito dell'Unione
europea le Regioni siano marginalizzate e abbiano un sempre minore peso
decisionale e consultivo. “L'evoluzione
del contesto - spiega - sembra
portare, sempre più, le decisioni al livello degli Stati e delle istituzioni
comunitarie. La nuova Strategia 2020
affronta il tema della partecipazione delle Regioni in termini generici, poiché
è previsto che'tutte le autorità nazionali, regionali e locali dovrebbero
attuare il partenariato, tanto nell'elaborazione dei Programmi Nazionali di
Riforma, quanto nella loro attuazione. E sottolineo l'uso del condizionale.
Nella prima esperienza dell'Italia, si è registrato, nel periodo tra novembre
2010 e marzo 2011, un discreto coinvolgimento delle Regioni per l'elaborazione
del Programma Nazionale di Riforma, ma nella versione finale di aprile 2011,
largamente rimaneggiata, i predetti contributi regionali hanno, purtroppo, perso
di visibilità e incidenza, il che fa presagire che, ancora una volta, le
necessità di governance europea vedano coinvolti, nella realtà dei fatti, quasi
esclusivamente gli Stati, riservando al coinvolgimento delle realtà regionali un
ruolo essenzialmente formale. Non ci può, evidentemente, trovare d'accordo, per
cui continueremo a rivendicare una partecipazione sostanziale alla formazione di
atti di questa portata.” Il nostro parere è che Rollandin abbia
perfettamente ragione e la prova del crescente distacco tra le analisi ed i
conseguenti provvedimenti votati dal parlamento di Strasburgo, pur essendo
discussi a livello di UE, si scostino sempre più dalle oggettive realtà dei
singoli stati aderenti e, ancor più, dalle realtà regionali. Sarà un impressione
errata, ma parrebbe che contino sempre più le lobby che non il buon senso e che
gli interessi dei singoli prevalgano su quelli della comunità. Bisogna
riflettere attentamente, i malumori su questioni rilevanti come quote latte,
privatizzazioni, imposizioni e ingerenze in politica economica quando non
addirittura sulla politica interna dei paesi membri (si veda le ingerenze sulla
gestione dei clandestini), rischiano di sfasciare in tempi brevi quanto si è
costruito in cinquantun anni. L’ultimo allarme è la minaccia della Grecia, di
tornare alla dracma. Anche a Bruxelles e Strasburgo i cittadini vogliono una
svolta.
Il direttore –
editoriale maggio 2011

