Periodico quindicinale del Centro Studi Nuovo Millennio

sede: Verrés via Circonvallazione 161, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - in attesa dell'Autorizzazione Tribunale di Aosta 

Dall’agricoltura ai programmi nazionali di riforma, Rollandin chiede nuove regole all’Europa

 Appare evidente che le differenze territoriali, geologiche, culturali pongano necessari distinguo nel legiferare in termini europei, anzi, proprio la scarsa capacità di cogliere questi distinguo per privilegiare una “generalizzazione continentale”, sta allontanando sempre più stati e regioni da quell’anelito di unità che aveva promosso la nascita della Comunità Europea. È indispensabile che nel futuro, quando si deve disciplinare in merito agli aiuti europei volti a realtà e fini regionali, vengano presi in considerazione appositi parametri e regole per i territori di montagna. Alla Commissione politica della montagna e, successivamente, alla Conferenza delle Regioni e Province autonome la Regione autonoma Valle d'Aosta ha presentato un documento, poi approvato, che esamina queste problematiche. Le parole del Presidente del Governo della Regione Autonoma Valle d’Aosta Augusto Rollandin in merito ad agricoltura e programmi nazionali di riforma sono chiare: “Il tema dell'agricoltura di montagna è stato oggetto di un'ampia riflessione da parte di alcune Regioni dell'arco alpino fin dal 2009. Nell'autunno 2010, i rappresentanti politici dei territori alpini hanno intensificato l'azione comune a favore dell'agricoltura di montagna e hanno elaborato una linea comune che è stata presentata al Commissario Dacian Cioloş nella seconda metà del mese di novembre 2010. Inoltre lo scorso 11 aprile al vertice tenutosi in Baviera con le regioni dell'arco alpino, i ministri dell'agricoltura di Germania, Austria, Italia, Francia, Svizzera e Slovenia hanno sottoscritto una dichiarazione per l'agricoltura di montagna, da inviare formalmente ai servizi della Commissione europea. A fronte dell'inserimento, all'articolo 174 del Trattato Ue, della nuova dimensione della coesione territoriale, e in particolare, dell'attenzione che deve essere prestata, fra le altre, alle zone che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali e demografici, quali le zone di montagna, la Relazione della Commissione e' risultata carente in termini di analisi e proposte.” Non sono poche le perplessità e preoccupazioni sui temi della politica di coesione e in particolare sulla politica agricola comune per il periodo 2014-2020 ed in merito il Presidente chiede che il coordinamento tra la politica di coesione e le altre politiche, in particolare quella di concorrenza relativamente alla disciplina degli aiuti di Stato, sia affrontato in modo più adeguato. L’altra preoccupazione di Rollandin è che nell’ambito dell'Unione europea le Regioni siano marginalizzate e abbiano un sempre minore peso decisionale e consultivo. “L'evoluzione del contesto - spiega - sembra portare, sempre più, le decisioni al livello degli Stati e delle istituzioni comunitarie. La nuova Strategia 2020 affronta il tema della partecipazione delle Regioni in termini generici, poiché è previsto che'tutte le autorità nazionali, regionali e locali dovrebbero attuare il partenariato, tanto nell'elaborazione dei Programmi Nazionali di Riforma, quanto nella loro attuazione. E sottolineo l'uso del condizionale. Nella prima esperienza dell'Italia, si è registrato, nel periodo tra novembre 2010 e marzo 2011, un discreto coinvolgimento delle Regioni per l'elaborazione del Programma Nazionale di Riforma, ma nella versione finale di aprile 2011, largamente rimaneggiata, i predetti contributi regionali hanno, purtroppo, perso di visibilità e incidenza, il che fa presagire che, ancora una volta, le necessità di governance europea vedano coinvolti, nella realtà dei fatti, quasi esclusivamente gli Stati, riservando al coinvolgimento delle realtà regionali un ruolo essenzialmente formale. Non ci può, evidentemente, trovare d'accordo, per cui continueremo a rivendicare una partecipazione sostanziale alla formazione di atti di questa portata.” Il nostro parere è che Rollandin abbia perfettamente ragione e la prova del crescente distacco tra le analisi ed i conseguenti provvedimenti votati dal parlamento di Strasburgo, pur essendo discussi a livello di UE, si scostino sempre più dalle oggettive realtà dei singoli stati aderenti e, ancor più, dalle realtà regionali. Sarà un impressione errata, ma parrebbe che contino sempre più le lobby che non il buon senso e che gli interessi dei singoli prevalgano su quelli della comunità. Bisogna riflettere attentamente, i malumori su questioni rilevanti come quote latte, privatizzazioni, imposizioni e ingerenze in politica economica quando non addirittura sulla politica interna dei paesi membri (si veda le ingerenze sulla gestione dei clandestini), rischiano di sfasciare in tempi brevi quanto si è costruito in cinquantun anni. L’ultimo allarme è la minaccia della Grecia, di tornare alla dracma. Anche a Bruxelles e Strasburgo i cittadini vogliono una svolta.

Il direttore – editoriale maggio 2011