Periodico quindicinale del Centro Studi Nuovo Millennio

sede: Verrés via Circonvallazione 161, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - Autorizzazione del Tribunale di Aosta n° 2 del 18 marzo 2008 

Autostoriche anteguerra tra Issogne e Verrès, torna Ruote Storiche in Canavese 

Anche quest’anno il club Ruote Storiche in Canavese ha scelto la Valle d’Aosta per uno dei suoi appuntamenti più prestigiosi. Nel piazzale della scuola elementare di Issogne il parco macchine convenuto rappresentava i più prestigiosi modelli di un museo internazionale dell’automobile.

Dal 1914 è giunta una FIAT Zero, conosciuta anche come Fiat 12/15 hp, che venne prodotta negli stabilimenti di Torino dal 1912 al 1915. Questa “Torpedo” era equipaggiata da un motore 1900 da 15 cavalli e raggiungeva i settanta chilometri all’ora e, nonostante il prezzo abbastanza alto, 6.900 lire pari a circa 23.500 € odierni, venne venduta in 2.000 esemplari. L’ultima versione del 1915 fu tra le prime ad essere dotata di impianto elettrico. Una curiosità è che la Zero rese famoso un giovane designer che ne disegnò il radiatore, Battista Pinin Farina che nel 1930 fonderà la celebre casa regina del design.

Diretta discendente della Zero, al suo fianco ecco la FIAT 501 del 1919, derivata dal modello militare del 1015 fu riprogettata nella versione civile da Carlo Cavalli ed ebbe una diffusione di ben 45.000 esemplari fra il ’19 e il ’26. Il motore era un 4 cilindri di 1460 centimetri cubici da 23 cavalli  che permetteva alla 501 di raggiungere i 70 chilometri all’ora. La 501 fu la risposta della Fiat al tentativo di invasione del mercato europeo da parte della americana Ford modello T.

     

Rarissima e stupenda ecco la Ceirano 1500 S del 1925, costruita da quella che fu la prima casa automobilistica italiana che produsse un’unica autovettura prima di essere ceduta alla FIAT e ripresentarsi anni dopo sotto diverse ragioni sociali come Ceirano S.A., un nome rimasto nella leggenda della mille miglia.

Nel 1923 nasce il capolavoro di Vincenzo Lancia, la Lambda, la prima autovettura con sospensione anteriore semi indipendente a balestra trasversale, con membratura portante in lamiera imbutita disposta in maniera tale da far lavorare la scocca della vettura come una trave unica, quindi la prima vettura a scocca portante. Non basta, la Lambda è anche la prima ad avere l’albero di trasmissione posizionato in un tunnel che passa all’interno dell’abitacolo, abbassando molto il baricentro e ad avere i freni meccanici anche sulle ruote anteriori. Raggiungeva i 120 chilometri orari ed il motore di 2100 cc da 49 cavalli.

Dall’America invece giunge la Ford modello A del 1927 che sostituì la celeberrima modello T, protagonista di tanti film di Charlot. Il motore era un 4 cilindri a L con cilindrata di 3,3 litri e la vettura sfrecciava a ben 105 chilometri orari con un consumo però assai elevato, 16 litri per cento chilometri. La Ford A aveva un cambio a tre marce più retromarcia e, per la prima volta, montava freni meccanici su tutte le ruote a differenza delle vetture precedenti con i soli freni posteriori e sulla trasmissione.  

Nel 1933 nasceva in casa FIAT la 518 “Ardita”, sorella maggiore della Balilla, con motore 1944 a quattro cilindri in linea che erogava 45 cv di potenza a 3.600 giri con una velocità di poco superiore ai 100 chilometri orari.

 

Sua contemporanea ma assai più rivoluzionaria è la Lancia Augusta, erede della Lambda ma a carrozzeria chiusa con porte ad anta di armadio, stretta ma confortevole, con ampie superfici vetrate. Con l'Augusta la Lancia si trovò ai vertici della produzione nazionale quanto a tecnologia non solo del prodotto, ma anche delle modalità produttive e dell'industrializzazione.

E negli stessi anni la FIAT produce la 514 che rimpiazza la 509 e fu la prima automobile compatta mai costruita. Conobbe un grande successo commerciale e fu largamente esportata nei paesi esteri. Era equipaggiata da un motore in linea a quattro cilindri da 1438 che sviluppava 28 cv di potenza. La “514” prima serie raggiungeva gli 80 km/h mentre la “514 CA” arrivava a 105 km/h.

Negli anni trenta la FIAT lancia la famosissima “Balilla” e la Spider Sport 1933 Coppa d’Oro fu il modello sportivo di punta. A carrozzeria bassa con coda da vespa ornata da una piccola dorsale, i due posti sfalsati dalla linea morbida, guida sportiva, fu studiata dalla Ghia che si ispirò alle spider inglesi. La Coppa d’Oro aveva un rapporto di compressione elevato a 7:1 mentre modifiche alla distribuzione (carburatore 30 VEIZ) e allo scarico consentirono l’aumento della potenza a 30 CV a 4000 giri/minuti con un rapporto al ponte di 10/43, la Spider Sport poteva superare i 110 Km/h velocità che allora accontentava ogni sportivo.

Un pezzo quasi unico è la Peugeot 402 Darl’mat Legere Special Sport Roadster del 1938, creata da Emilie Darl'mat e disegnata da Georges Paulin e Marcel Pourtout. Questa avveniristica vettura, dalla carrozzeria in foglio di alluminio, venne realizzata in pochi esemplari di cui ne sopravvivono solo 54, valutati tra i quattrocento e i seicentomila euro. Aveva un propulsore quattro cilindri in linea 1991 cc con una potenza di ben 70 cavalli, cambio a quattro marce, sospensioni anteriori indipendenti con doppio braccio oscillante.

        

E a proposito di spider inglesi, non poteva mancare una vettura “cult”, la Singer sport model Le Mans del 1937 che raggiungeva le 75 miglia orarie, aveva un motore con due carburatori SU con cambio a quattro rapporti Moss.

Un mito a tre ruote fu il Falcone 500 della Moto Guzzi con il classico monocilindrico orizzontale quattro tempi, qui nella versione con sidecar. Questa moto era caratterizzata dal telaio a doppia culla chiusa in tubi con forcella telescopica anteriore e il classico sistema di sospensione introdotto nel 1928 con la "Norge", ovvero forcellone oscillante con molla sotto il motore, assistita da due ammortizzatori a compasso.

Nel 1954 nasce la Aurelia B12, come sempre in casa Lancia, rivoluzionaria e innovativa; monta un propulsore sei cilindri a V di 1754 cc da 56 cavalli che consente una velocità di punta di quasi 140 chilometri orari pur contenendo i consumi a dieci litri per cento chilometri. L’Aurelia che ha partecipato al raduno è del 1956.

Ci si avvicina ai giorni nostri con una FIAT 850 spider carrozzata Bertone, reginetta degli anni sessanta, cui si affiancano la splendida Lancia Flaminia Coupè disegnata da Pininfarina e che vide la luce nel 1961.

Elegante ma chitch, esagerata come le sue conterranee, questa Cadillac Eldorado convertibile del 1973 è un mostro da 7.700 cc a otto cilindri a V. Questo genere di vetture, veri dinosauri delle strade coast to coast, appartiene a un mito ormai tramontato ma sempre rimpianto dagli amanti del motor world USA e nelle molte versioni prodotte dalla General Motors tra il 1953 e il 1978, furono le “pinnute” protagoniste dei film hollywoodiani.

Chiudiamo questa carrellata di bellezze con le protagoniste degli anni settanta, la mitica Alfa Romeo duetto spider qui presente in due esemplari a coda tronca. E ci riecheggiano nella mente le note della colonna sonora del “Laureato” quando un giovane Dustin Hoffman guidava la sua Duetto “Osso di seppia”.

Meno fortunata del modello coupè, ma più pregiata per i collezionisti, ecco la Lancia Beta HPE 1600 prima serie del 1976, che, per inciso, appartiene a chi realizza questo servizio.

Chiusa questa lunga panoramica tra le protagoniste della giornata, i partecipanti, dopo la visita al castello di Issogne, hanno preso posto sulle amate vetture per raggiungere Verrès. Dicevamo che ogni anno il Club Ruote Storiche in Canavese organizza una gita nella nostra Valle, ma voglio sottolineare il numero notevole di manifestazioni e raduni per auto e moto d’epoca che interessano la Valle d’Aosta e che ormai rappresentano un fenomeno turistico di notevole importanza. Ci chiediamo dunque per quale motivo la Regione abbia, seppur in momento di crisi, ritirato i finanziamenti all’AIAT Monterosa che si è vista costretta a sopprimere il Raduno di Gressoney. Il turismo collegato alle auto storiche rientra a pieno titolo in quella tipologia di turismo culturale, spesso d’èlite, che l’Assessorato al Turismo della Vallèe auspica come suo target ideale.

Comunque, dopo un pranzo tipicamente valdostano presso il ristorante La Châtelaine, i partecipanti hanno sfilato con le loro vecchie signore per il centro storico del paese e hanno ridisceso la valle per fare ritorno a casa. Non resta che augurargli un caloroso arrivederci al prossimo anno, magari con la speranza di poter organizzare un importante raduno.

Michele Peyretti – 5 luglio 2011