Periodico quindicinale del Centro Studi Nuovo Millennio

sede: Verrés via Circonvallazione 161, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - in attesa dell'Autorizzazione Tribunale di Aosta 

Solstizio d’estate al Cromlech del Piccolo San Bernardo

In contemporanea con il solstizio del 21 giugno il prof. Guido Cossard di Aosta, noto astrofisico di caratura internazionale, ha accompagnato sul confine tra Italia e Francia a quota 2200 metri, al passo del Piccolo San Bernardo, un centinaio di appassionati e curiosi nell’osservazione del fenomeno che si ripete ogni anno, esclusivamente durante il solstizio d’estate che illumina il centro del cromlech (quest’anno alle ore 19,25) mentre il resto della piana rimane in ombra. All’incontro era presente anche una delegazione di “Archeoparc” di Bard guidata da Ennio Jr Pedrini che ha assistito all’evento. Da segnalare inoltre la presenza di una coppella in verticale, direzionata sul raggio dell’asse solare, di splendida fattura e ben visibile nell’area ritenuta sacra. Diamo qui di seguito una descrizione del fenomeno e del luogo proposta dal prof. Cossard: «Nelle Alpi vicine al cielo, nel luogo in cui, scostate dalla potenza di Graius [la divinità alpina dalla quale è derivato il nome delle Alpi Graie] le rocce si vanno abbassando, e si lasciano valicare, c'è un luogo sacro, in cui si innalzano gli altari di Ercole: l'inverno lo copre di una neve persistente; ed alza la sua testa bianca verso gli astri". I versi dell'autore latino Petronio descrivono perfettamente, pur senza nominarlo in forma esplicita, il Passo del Piccolo San Bernardo, che collega a 2188 m la Valle d'Aosta alla Francia. Chi volesse verificare personalmente le parole del poeta, può partire dal paese di La Thuile, nella omonima valle, e seguire le indicazioni per il passo. La strada arranca vertiginosamente, alternando tratti ripidi e rettilinei a tornanti a gomito, si infila nella roccia scavata, dove un duro lavoro ha conteso alla montagna ogni centimetro praticabile. Poi, improvvisamente, le rocce si allargano, come se veramente una forza sovrumana le avesse scostate per permetterne il valico; passato il laghetto dalle gelide acque cobalto, un'ultima salita conduce al posto di frontiera. Tra la nostra casermetta e quella francese vi è soltanto un centinaio di metri, ma proprio lì, a cavallo delle due frontiere, si ergono "gli altari di Ercole" descritti da Petronio. Quarantasei pietre, infisse verticalmente nel terreno, e per buona parte ormai ricoperte da millenari detriti, descrivono un ampio circolo, del diametro di ben 72 metri. Le pietre infisse verticalmente nel terreno, generalmente di forma allungata, o addirittura appuntita, vengono chiamate menhir dagli archeologi; e quando, come nel nostro caso, sono disposte in circolo, il tutto viene chiamato cromlech, dalla lingua dei Celti, per i quali Croum significava "curva" e lech "pietra sacra". In effetti Petronio ci informa che il luogo era sacro; ma ci fornisce un'indicazione ancora più importante: tale luogo sacro alza la testa verso gli astri. Lo stile poetico del testo ha comportato una interpretazione metaforica di tale frase. Ma alla luce delle nuove idee dell'archeoastronomia tali parole non potrebbero avere un significato ben più profondo? E' la domanda che mi ha spinto a recarmi più volte sul posto ed a raccogliere notevoli dati e materiale, come schizzi, fotografie, misure, ed allineamenti. Però, tutto questo materiale, compreso un dettagliato rilevamento del cromlech, non mi forniva una risposta; semmai stimolava ulteriormente la mia curiosità ed il mio desiderio di capire cosa rappresentasse quel monumento. Per fortuna, venne in aiuto alle antichissime pietre la moderna informatica. Proprio grazie a quel prodigioso strumento astronomico che è il programma "Planetario", così affidabile e così preciso in rapporto alla semplicità operativa, mi fu possibile stabilire con esattezza la posizione del sorgere del Sole, al passo del Piccolo San Bernardo, alla data di migliaia di anni fa, e confrontare tale posizione con la pianta del cromlech. Il risultato fu molto interessante: dal centro del cromlech, il Sole si vedeva sorgere, nel solstizio d'estate, in prossimità di una pietra del tutto particolare. Tale pietra, la terza nel nostro rilievo, è più alta delle altre e sporge dal terreno per ben 80 cm; inoltre, la sua forma è squadrata, come se fosse stata lavorata. Fatto ancor più importante, essa è sostenuta da un'altra pietra, grossa all'incirca come tutte le altre del cromlech. Se i costruttori non avessero voluto dare una particolare importanza alla terza pietra, si sarebbero accontentati della pietra di sostegno. Altro particolare degno di nota è la posizione di un'altra pietra caratteristica, la settima. Essa è molto appuntita, come se avesse avuto una funzione di indice, ed è sensibilmente più alta di quelle vicine. La sua posizione è tale da poter indicare il levare del Sole in primavera ed in autunno. Altre pietre, o gruppi di pietre, hanno forme particolari. Tre menhir imponenti indicano il nord-ovest: segnavano forse il punto del tramonto del Sole nel solstizio d'estate? Un altro gruppo particolare è quello delle pietre 44 - 45 -46, che dal centro del cromlech indica il nord. Sembrerebbe quindi di poter concludere che il cromlech era una specie di Osservatorio astronomico, utilizzato per la determinazione delle stagioni, essenziale per le opere agricole. Purtroppo non è possibile affermarlo con certezza, perché il centro del cromlech non è indicato fisicamente. Testi antichi parlano di un dolmen centrale (pietra piatta sostenuta da altre pietre) che sarebbe andato distrutto, insieme a numerosi altri menhir, quando fu costruita la strada. Se fosse possibile intraprendere degli scavi si potrebbero forse trovare tracce di tale dolmen, stabilirne la posizione originaria. Invece, il centro sul quale sono stati fatti tutti i calcoli è un centro geometrico, per giunta stabilito con una certa approssimazione per via degli spostamenti subiti da alcune pietre formanti il cerchio. Tuttavia per le pietre più caratteristiche si può escludere che la posizione sia puramente casuale. Si può pensare di cercare riscontri nella storia scritta; ci viene in aiuto un illustre personaggio: Giulio Cesare. Egli, nel De Bello Gallico fornisce una lunga descrizione dei Celti, probabili antichi abitatori della Valle d'Aosta, e della classe dei druidi, i sacerdoti depositari del sapere, tanto che, si dice, persino Pitagora viaggiasse tra loro per imparare. Cesare ci dice che i druidi studiavano le stelle ed i loro moti. Forse i sacerdoti celtici si aiutavano, in questo loro compito, con una struttura fissa, una serie di menhir infissi verticalmente. Alcuni archeologi locali sostengono che il cromlech sia decisamente più antico. Tale affermazione non è in contrasto con il fatto che i druidi lo utilizzassero ancora: essi potrebbero avere ereditato questa struttura preesistente continuando le tradizioni di una cultura astronomica arcaica”. 

Angelo Duval - 24 giugno 2011