
Periodico quindicinale
del Centro Studi Nuovo Millennio
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redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - in attesa dell'Autorizzazione Tribunale
di Aosta
Solstizio d’estate
al Cromlech del Piccolo San Bernardo
In contemporanea con il solstizio del 21 giugno il prof.
Guido Cossard di Aosta, noto astrofisico di caratura internazionale, ha
accompagnato sul confine tra Italia e Francia a quota 2200 metri, al passo del
Piccolo San Bernardo, un centinaio di appassionati e curiosi nell’osservazione
del fenomeno che si ripete ogni anno, esclusivamente durante il solstizio
d’estate che illumina il centro del cromlech (quest’anno alle ore 19,25) mentre
il resto della piana rimane in ombra. All’incontro era presente anche una
delegazione di “Archeoparc” di Bard guidata da Ennio Jr Pedrini che ha assistito
all’evento. Da segnalare inoltre la presenza di una coppella in verticale,
direzionata sul raggio dell’asse solare, di splendida fattura e ben visibile
nell’area ritenuta sacra. Diamo qui di seguito una descrizione del fenomeno e
del luogo proposta dal prof. Cossard: «Nelle Alpi vicine al cielo, nel luogo in
cui, scostate dalla potenza di Graius [la divinità alpina dalla quale è derivato
il nome delle Alpi Graie] le rocce si vanno abbassando, e si lasciano valicare,
c'è un luogo sacro, in cui si innalzano gli altari di Ercole: l'inverno lo copre
di una neve persistente; ed alza la sua testa bianca verso gli astri".
I versi dell'autore latino Petronio descrivono perfettamente, pur senza
nominarlo in forma esplicita, il Passo del Piccolo San Bernardo, che collega a 2188 m la Valle d'Aosta alla Francia.
Chi volesse verificare personalmente le parole del poeta, può partire dal paese
di La Thuile,
nella omonima valle, e seguire le indicazioni per il passo. La strada arranca
vertiginosamente, alternando tratti ripidi e rettilinei a tornanti a gomito, si
infila nella roccia scavata, dove un duro lavoro ha conteso alla montagna ogni
centimetro praticabile. Poi, improvvisamente, le rocce si allargano, come se
veramente una forza sovrumana le avesse scostate per permetterne il valico;
passato il laghetto dalle gelide acque cobalto, un'ultima salita conduce al
posto di frontiera. Tra la nostra casermetta e quella francese vi è soltanto un
centinaio di metri, ma proprio lì, a cavallo delle due frontiere, si ergono "gli
altari di Ercole" descritti da
Petronio. Quarantasei
pietre, infisse verticalmente nel terreno, e per buona parte ormai ricoperte da
millenari detriti, descrivono un ampio circolo, del diametro di ben 72 metri. Le pietre infisse
verticalmente nel terreno, generalmente di forma allungata, o addirittura
appuntita, vengono chiamate menhir dagli archeologi; e quando, come nel
nostro caso, sono disposte in circolo, il tutto viene chiamato cromlech,
dalla lingua dei Celti, per i quali Croum significava "curva" e lech
"pietra sacra". In effetti Petronio ci informa che il luogo era sacro; ma ci
fornisce un'indicazione ancora più importante: tale luogo sacro alza la testa
verso gli astri. Lo stile poetico del testo ha comportato una interpretazione
metaforica di tale frase. Ma alla luce delle nuove idee dell'archeoastronomia
tali parole non potrebbero avere un significato ben più profondo? E' la domanda
che mi ha spinto a recarmi più volte sul posto ed a raccogliere notevoli dati e
materiale, come schizzi, fotografie, misure, ed allineamenti. Però, tutto questo
materiale, compreso un dettagliato rilevamento del cromlech, non mi
forniva una risposta; semmai stimolava ulteriormente la mia curiosità ed il mio
desiderio di capire cosa rappresentasse quel monumento. Per fortuna, venne in
aiuto alle antichissime pietre la moderna informatica. Proprio grazie a quel
prodigioso strumento astronomico che è il programma "Planetario", così
affidabile e così preciso in rapporto alla semplicità operativa, mi fu possibile
stabilire con esattezza la posizione del sorgere del Sole, al passo del Piccolo
San Bernardo, alla data di migliaia di anni fa, e confrontare tale posizione con
la pianta del cromlech. Il risultato fu molto interessante: dal centro
del cromlech, il Sole si vedeva sorgere, nel solstizio d'estate, in
prossimità di una pietra del tutto particolare. Tale pietra, la terza nel nostro
rilievo, è più alta delle altre e sporge dal terreno per ben
80 cm; inoltre, la sua forma è squadrata, come se fosse
stata lavorata. Fatto ancor più importante, essa è sostenuta da un'altra pietra,
grossa all'incirca come tutte le altre del cromlech. Se i costruttori non
avessero voluto dare una particolare importanza alla terza pietra, si sarebbero
accontentati della pietra di sostegno. Altro particolare degno di nota è la
posizione di un'altra pietra caratteristica, la settima. Essa è molto appuntita,
come se avesse avuto una funzione di indice, ed è sensibilmente più alta di
quelle vicine. La sua posizione è tale da poter indicare il levare del Sole in
primavera ed in autunno. Altre pietre, o gruppi di pietre, hanno forme
particolari. Tre menhir imponenti indicano il
nord-ovest: segnavano forse il punto del tramonto del Sole nel solstizio
d'estate? Un altro gruppo particolare è quello delle pietre 44 - 45 -46, che dal
centro del cromlech indica il nord. Sembrerebbe quindi di poter
concludere che il cromlech era una specie di Osservatorio astronomico,
utilizzato per la determinazione delle stagioni, essenziale per le opere
agricole. Purtroppo non è possibile affermarlo con certezza, perché il centro
del cromlech non è indicato fisicamente. Testi antichi parlano di un
dolmen centrale (pietra piatta sostenuta da altre pietre) che sarebbe andato
distrutto, insieme a numerosi altri menhir, quando fu costruita la
strada. Se fosse possibile intraprendere degli scavi si potrebbero forse trovare
tracce di tale dolmen, stabilirne la posizione originaria. Invece, il
centro sul quale sono stati fatti tutti i calcoli è un centro geometrico, per
giunta stabilito con una certa approssimazione per via degli spostamenti subiti
da alcune pietre formanti il cerchio. Tuttavia per le pietre più caratteristiche
si può escludere che la posizione sia puramente casuale. Si può pensare di
cercare riscontri nella storia scritta; ci viene in aiuto un illustre
personaggio: Giulio Cesare. Egli, nel De Bello Gallico fornisce una lunga
descrizione dei Celti, probabili antichi abitatori della Valle d'Aosta, e della
classe dei druidi, i sacerdoti depositari del sapere, tanto che, si dice,
persino Pitagora viaggiasse tra loro per imparare. Cesare ci dice che i druidi
studiavano le stelle ed i loro moti. Forse i sacerdoti celtici si aiutavano, in
questo loro compito, con una struttura fissa, una serie di menhir infissi
verticalmente. Alcuni archeologi locali sostengono che il cromlech sia
decisamente più antico. Tale affermazione non è in contrasto con il fatto che i
druidi lo utilizzassero ancora: essi potrebbero avere ereditato questa struttura
preesistente continuando le tradizioni di una cultura astronomica arcaica”.
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Angelo Duval
- 24 giugno 2011
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