Periodico quindicinale del Centro Studi Nuovo Millennio

sede: Verrés via Circonvallazione 161, tel. 3491012016 - 011.781983 - Direttore: Michele Peyretti - redazione: Piergiuseppe Pogliano, Roberto Chiaramonte - Autorizzazione del Tribunale di Aosta n° 2 del 18 marzo 2008

Per le famiglie della VdA, ecco l’infermiere di famiglia.

Un progetto pilota in bassa valle per assistere le persone anziane o sofferenti il più possibile a domicilio, e ridurre perciò gli accessi alle strutture ospedaliere e i ricoveri, nasce con l’introduzione di una nuova figura professionale, l’infermiere di famiglia. Per il momento sarà il distretto 4 a sperimentare questo nuovo servizio che l’Assessore alla sanità, salute e politiche sociali Albert Lanièce così spiega: “L’infermiere di famiglia è un progetto sperimentale che abbiamo voluto iniziare quest’anno, che partirà nel corso del 2011, proprio perché abbiamo voluto perseguire un potenziamento del territorio. Naturalmente l‘infermiere di famiglia sarà in stretta correlazione con l’attività del medico di medicina generale, in particolare, e quindi dovrà andare a supportare questa figura in determinati settori anche dal punto di vista geografico nella nostra regione, quindi ha proprio la funzione di andare ad aiutare a domicilio le famiglie, le persone che hanno sempre più necessità di aiuti dal punto di vista sanitario”.  Il ruolo dell’infermiere di famiglia, figura professionale dotato di una formazione specifica post laurea, và al di là della semplice assistenza; agendo sul territorio instaura un rapporto diretto non solo con il malato, ma anche con i suoi familiari, tenendo sotto controllo i fattori di rischio familiari e la componente genetica di alcune patologie, come l’ipertensione arteriosa e il diabete. Di conseguenza il suo è un ruolo anche formativo ed educativo che svilupperà la prevenzione e gli stili di vita, alimentazione e comportamento in linea con comportamenti sani e corretti. Dopo un periodo di sperimentazione di sei mesi, nel caso di risposte positive l’infermiere di famiglia potrà essere adottato in tutti i distretti del territorio regionale, agendo in totale sinergia con tutte le altre professionalità legate all’assistenza alla persona e alla salute. L’infermiere di famiglia può diventare, secondo l’Assessore Lanièce, un punto di riferimento fisso nel turn-over del perdonale che in Valle è abbastanza rilevante. Secondo il responsabile scientifico del progetto infermiere di famiglia Helga Zen: “Uno dei suoi ruoli fondamentali è quello di aiutare e sostenere la persona assistita e i suoi familiari nell’affrontare la malattia e la disabilità cronica. Questo lo fa con l’aiuto e il sostegno dell’équipe infermieristica che già opera sul territorio. Inoltre egli conosce a fondo la mappa dei servizi sociali e contribuisce a una dimissione precoce dall’ospedale e questo lo può fare in collaborazione con il medico di famiglia, e con l’aiuto di tutta l’équipe multidisciplinare del distretto. Il fatto di poter arrivare a prendersi in carico utente e familiari nella loro zona e quindi evitare anche a questi ultimi il recarsi, magari più volte, nelle sedi centrali è sicuramente un valore aggiunto. Il fatto di andare in casa dell’utente e prendersi in carico le sue problematiche, il suo disagio e aiutarlo ad affrontare i fattori di rischio e anche la malattia è sicuramente un aspetto che credo i cittadini potranno gradire”. Senza pensare di sostituire la figura del medico di base, l’infermiere di famiglia potrà però sgravarlo di compiti prettamente infermieristici, garantendo un’assistenza professionale e di qualità. Questo permetterà anche la dimissione dei pazienti dalla degenza in termini più rapidi senza per altro ridurre l’interveto specializzato. Un fatto molto importante in Valle d’Aosta, non soltanto per alleggerire l’ospedale da compiti assistenziali secondari, ma soprattutto per facilitare l’assistenza in quelle aree dove gli spostamenti sono resi difficili dalle caratteristiche del territorio.

Maria I. Tardugno – 24 giugno 2011